Santa Messa 50o Anniversario Sacerdozio Don Vincenzo Carnevale, Paola 1 Agosto 2020
12a Domenica Ordinaria, 21 giugno 2026
Non abbiate paura, voi valete più di molti passeri
Continua
il “Discorso missionario”, in cui Gesù detta le Istruzioni
e le Condizioni ai Dodici per poterli inviare. Il “Discorso”
configura il quadro ideale della Missione e della situazione del
discepolo chiamato e abilitato a testimoniare coraggiosamente la
propria fede e fedeltà al Vangelo in ogni tempo.Preceduta da una serie
di raccomandazioni a proposito dell’equipaggio del missionario e varie
esortazioni alla perseveranza, anche di fronte alla esperienza della
conflittualità, inevitabilmente suscitata dal fedele costante servizio
alla Lieta Notizia, il Brano odierno invita il Missionario ad
essere preparato e pronto a partecipare con fiducia al “Destino” e
alla ‘Sorte’ del proprio Maestro e a saper vedere e a verificare, in
tale “assimilazione” e “somiglianza” con Lui, la più grande gioia e
fiducia nella Sua costante presenza e assistenza nella realizzazione
dell’annuncio e testimonianza del Suo Vangelo. Le difficoltà, le
sofferenze, i rifiuti, le oppressioni e le persecuzioni non potranno
mancare, nella missione di annunciare “dalle terrazze” quello
che hanno ascoltato dal Maestro, ecco, allora, per tre volte), il Suo
rassicurante invito e il Suo perentorio comando: “Non abbiate paura”,
perché la missione che vi è stata affidata, ha in sé forza intrinseca
ed efficacia inarrestabile, che si manifesteranno nella sua piena
realizzazione e definitiva attualizzazione. Il Discorso Missionario si
conclude con l’invito rassicurante di Gesù ai Suoi Discepoli, inviati
in missione, a non aver paura dei persecutori e delle sofferenze per
il Vangelo e soprattutto ad aver fede e fiducia in Dio Padre,
premuroso e sempre presente, perché tutto di noi conosce e di tutto si
occupa e si interessa!
“Non abbiate paura!” Per tre
volte Gesù chiede ai Suoi di non avere e provare paura davanti alle
ostilità e persecuzioni, che dovranno affrontare per la fedeltà e
costanza nell’annunciare il regno di Dio, assicurando loro costante
vicinanza e continuo sostegno anche nella sopraffazione e avversità di
ogni sorta. Nulla può e deve fermare ed interrompere il diffondersi
della Parola, perché in Questa, infatti, agisce lo Spirito di vita che
soffia dove, quando e come vuole! Si tratta di un Annuncio che non può
essere nascosto, né tanto meno taciuto: bisogna ascoltarlo
all’orecchio e gridarlo dai tetti per farlo udire e conoscere a
tutti. Il coraggio, che si fonda su questa incrollabile fiducia e che
libera da ogni paura, inoltre, si basa sul fatto che l’empio iniquo
può uccidere soltanto il corpo e non “l’anima” (psiche: la persona,
l’Io vivo, cosciente e libero). Hanno potere solo “sul corpo” non
“sull’anima”, possono sopprimere la vita fisica, non quella eterna.
Non c’è motivo di vivere nella paura, perciò, perché il Padre veglia
su di noi sempre, s’interessa ad ogni creatura e il suo amore
abbraccia tutta la creazione: se non perde di vista nemmeno due
uccellini, figuriamoci i suoi figli! Ha “contato” e “valutato”
ogni capello del nostro capo e si è impegnato a non lasciarlo “cadere
senza il Suo volere”.
La paura è una cattiva maestra e
pessima consigliera: frena ogni slancio, toglie audacia e calma,
trasforma piccole ombre in fantasmi, fa scorgere nemici dove non ci
sono, rende aggressivi, genera atteggiamenti di difesa esasperata, ci
rinchiude in noi stessi, timorosi e allergici ad ogni confronto,
chiusi al dialogo e all’amicizia, induce ad esagerare, può farci
percepire, come nemici, persone che semplicemente non la pensano come
noi. L’unica cosa da temere, perciò, è quella di non fidarsi del
Padre, non riuscire a rendere testimonianza piena al Figlio, di
vergognarsi d’essere alla Sua sequela e di appartenere alla Sua
comunità. Tutto questo dobbiamo temere per non perdere la comunione
con Dio e “non essere riconosciuti” da Cristo davanti al Padre
Suo e Padre Nostro. La confessione pubblica di fede davanti agli
uomini da parte del missionario fedele, dunque, è l’unica condizione
perché anche Gesù possa accoglierlo nel giudizio escatologico e
“riconoscerlo davanti al Padre”. Questa “Istruzione –
ammonimento”, che non è minaccia, ma, soprattutto,
amorevole incoraggiamento, e non è solo per i Dodici naturalmente, ma
per ogni discepolo, il quale “sarà riconosciuto davanti al Padre
Suo”, solo se questi lo ha testimoniato e “riconosciuto davanti
agli uomini”.
Come Ger
emia,
nella prima Lettura, il cristiano non è sottratto all’esperienza
della sofferenza, prova che appare come impossibile a sostenersi
ed a superarsi con le proprie sole forze. È, allora, che la
fede gli fa scoprire e sentire al proprio fianco “il Signore come
prode valoroso”, che lo “libera dalle mani dei malfattori”.
Il Testo, che fa parte delle cosiddette “Confessioni di Geremia”,
s’inserisce nel più ampio contesto della forte crisi del Profeta
con il Signore, che è accusato di averlo sedotto,
ingannato e, quasi, violentato, gettandolo e
abbandonandolo nelle mani dei suoi nemici che lo osteggiano, lo
oltraggiano e lo perseguitano proprio a causa della Sua Parola.
L’Apostolo, nella seconda
Lettura, collegandosi a quanto già affermato di Dio Padre che ha
dimostrato il Suo infinito e incondizionato amore, salvandoci
“quando ancora eravamo peccatori”, vuole farci approfondire e
comprendere la grazia della giustificazione operata daCristo Gesù,
da inizio ad una Nuova Umanità con il “dono di grazia” della Sua,
“riversato in abbondanza su tutti”. Se in Adamo tutti siamo
morti a causa del peccato, in Cristo Gesù, morto e risorto siamo
stati liberati dal peccato e della morte da esso causata.
Dio, che affida alla nostra
debolezza l’annuncio della Sua Parola, ci libera da ogni paura,
perché non ci vergogniamo mai della nostra fede, ma confessiamo con
franchezza il Suo nome davanti agli uomini (Colletta alternativa)..
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Ultimo aggiornamento: 14/06/2026 - 08:28
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