Santa Messa 50o Anniversario Sacerdozio Don Vincenzo Carnevale, Paola 1 Agosto 2020
14a Domenica Ordinaria, 5 luglio 2026
Nessuno conosce il padre se non il figlio e colui al quale il figlio vorrà rivelarlo
Venite
a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro
Matteo,
nell’unità tematica dei capitoli 10-12, narra la forte opposizione e
la continua contestazione degli oppositori alla Persona di Gesù, il
Rabbì itinerante di Nazareth, ed alle Sue rivelazioni e insegnamenti
rivoluzionari.
Il Brano di oggi, ci fa
entrare nell’animo di Gesù e ci fa scoprire i Suoi sentimenti
più profondi e ci rivela la Sua relazione e la Sua
filiazione con il Padre, nella quale si fonda ed è
riassunta la relazione e la filiazione degli uomini con Dio. Il
Figlio di Dio, ostacolato nella Sua missione, non accolta
e respinta dai “sapienti” e dai “dotti”
del suo tempo (i Farisei, gli Scribi, i Sommi Sacerdoti), rivolge al
Padre una Preghiera di Lode e di Ringraziamento.
Motivo del ringraziamento e della lode al Padre è il
fatto che Egli, “nella sua benevolenza”, abbia voluto rivelare le
“Sue cose”, soltanto, “ai piccoli”, agli umili, ai semplici e ai puri
di cuore, perché aperti e disponibili ad accogliere, con prontezza, il
Figlio, da Lui mandato a farLo conoscere a coloro che Egli vorrà
rivelarLo.
La Sua preghiera filiale al Padre, si conclude, con un amorevole
invito e un caldo appello a tutti quelli che “sono stanchi e sono
oppressi” dai loro peccati, a voler far ritorno a Lui, con la
promessa che Egli sarà per loro “ristoro” pieno e liberazione
definitiva dal male.
“Ti rendo lode, Padre”! Nonostante
tutta l’incredulità, i rifiuti minacciosi e le ostili opposizioni che
lo circondano, Gesù ha piena consapevolezza che la Sua opera non è
vana ed esprime questa certezza rivolgendosi al Padre con le parole
che ci rivelano il Suo intimo e filiale rapporto con Suo Padre e la
Sua fedeltà nel compiere il Suo sapiente e misericordioso progetto
salvifico, che comunicato e viene fatto conoscere “ai piccoli”,
anziché, ai superbi “sapienti” e ai “dotti” secondo il mondo! “I
piccoli” sono i semplici, gli “infanti” (nèpioi). Tutto l’A.T. ci
rivela che Dio sta sempre dalla parte dei poveri e degli oppressi, a
loro svela i Suoi segreti e dona tutto il Suo amore provvidente e
misericordioso, proprio perché tutto attendono da Lui e totalmente a
Lui si affidano. La rivelazione di Gesù, che i piccoli ricevono e
accolgono, non è accessibile ai superbi e ai presuntuosi,
ai chiusi alla sapienza che viene dall’alto, ai supponenti
orgogliosi.
Zaccaria, nella prima Lettura,
profetizza al piccolo resto degli scampati dall’esilio, la venuta di
un ”loro re”, “giusto, umile e vittorioso”, il quale sgominerà tutti i
suoi nemici e instaurerà un nuovo Regno di splendore e di pace. Questo
Regno che sta per essere instaurato, però, sarà completamente diverso
e nuovo: ottenuta la vittoria sul nemico, il re torna in Gerusalemme
per inaugurare un’era di pace e di splendore, questa volta, però, il
Re giusto e vittorioso, non vi entra trionfalmente ma nell’umiltà e
nella mitezza!
Paolo, nella seconda Lettura,
ci ricorda che: Dio, ci ha liberato dal peccato in
Gesù Cristo e attraverso lo Spirito e, perciò, noi tutti
battezzati, per poter accogliere e vivere questo dono di
liberazione e di salvezza, dobbiamo necessariamente
”far morire in noi, mediante lo Spirito, le opere del corpo”.
Infatti, “vivere secondo i desideri carnali”, è ripiegarsi su
se stessi, è vivere solo per se stessi, è voler restare prigionieri di
se stessi, è voler vivere rifiutando la Salvezza, il Dono del Padre,
Gesù Cristo e, perciò, porta ad una sola meta: la morte!
Vivere secondo lo Spirito, che abita in noi, invece,
è libertà, forza dinamica che spinge alla piena comunione con il
Risorto e ha come prospettiva sicura la pienezza di Vita e la
Pace,“Shalòm”, l’insieme di tutti i beni desiderabili. Vivere
secondo la carne è rimanere nel peccato continuativo, voluto e scelto
e, vivendo ed agendo in questo modo, non vivrete ma “morirete”.

Venite a Me, trovate ristoro e
prendete il Mio giogo su di voi e imparate da Me, che sono mite e
umile di cuore! Gesù ci chiama (Venite!) e ci invita ad “imparare da
Lui” a diventare Suoi veri discepoli, prendendo il Suo giogo che è
dolce e portando il Suo peso che è leggero! Non basta, allora,
studiare e conoscere il Suo insegnamento, bisogna subito mettersi alla
Sua sequela! Il Suo giogo corrisponde alla Volontà del Padre, rivelata
non più attraverso la Legge, ma mediante la Sua stessa Persona., nelle
Sue Parole e nelle Sue opere. Prendere il Suo giogo, perciò, è
accogliere e seguire Gesù come Figlio di Dio e Mediatore (Figlio
dell’Uomo) unico di redenzione e di salvezza. La Sua Persona, ora, è
accesso immediato al Padre, e solo chi si avvicina a Gesù e lo ascolta
può conoscere il Padre e il Suo progetto salvifico, che solo il Figlio
conosce e solo Lui può rivelarcelo. Solo chi prende il Suo giogo e lo
segue portando il suo peso, può giungere al “riposo”, alla piena e
definitiva comunione con Lui. Ma, come può “un giogo” essere “dolce” e
“un peso” essere “leggero”? L’amore dona “sapore” al Suo giogo e
leggerezza al peso della fatica! “Chi ama, non sente la fatica.
E quando l’avverte, ama anche la fatica!” (S. Agostino)!
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Ultimo aggiornamento: 04/07/2026 - 09:48
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