Santa Messa 50o Anniversario Sacerdozio Don Vincenzo Carnevale, Paola 1 Agosto 2020
Santissima Trinità, 31 maggio 2026
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo
In
queste parole di fede e abbandono, tanto quotidiane e semplici,
è racchiuso il Mistero ineffabile e sublime della Santissima Trinità,
Epifania del Dio Unico che si rivela come Padre, ricco di amore, come
il Figlio, che dona Se stesso per amore, come lo Spirito Santo, che
dona ed offre comunione nell’amore.
La Trinità Santissima ci vuole
inseriti e immersi nel Suo mistero di amore creativo, di salvezza
redentiva e di comunione santificatrice. La Trinità, dunque, il
massimo dell’amore di Dio, il massimo della vicinanza di
grazia e di santità; non allontana, non discrimina, non esclude, ma,
a tutti si rivela come Amore, il Padre, tutti sono
immersi nell’abbondanza della Grazia salvifica del Figlio
e a tutti è offerta la Comunione e la Santificazione
nello Spirito. Dio si rivela come Padre nel Figlio, il quale ci
comunica e ci riempie dello Spirito che ci introduce nella comunione
della Trinità Santissima, resa visibile e comprensibile grazie alla
comunione che sappiamo realizzare con i fratelli.
Dio è Amore, è comunità di
amore! Comunione perfetta di Tre Persone distinte nell’unità totale e
diversità piena. Come Amore, che crea, salva e santifica, si è
rivelato e comunicato all’uomo e continua a manifestarsi nella Chiesa
dei credenti, Corpo di Cristo, chiamata a annunciare e testimoniare il
Suo mistero nell’unità e comunione di tutte le Sue membra che agiscono
sempre in concordia e unanimità per il bene di tutto il Corpo.
È l’Amore trinitario di Dio, che
fonda e dona significato al nostro amore, a riconciliarci con Lui e
tra di noi! È il “Signore Dio” che si apre con noi, fa conoscere il
Suo volto, la Sua voce, la Sua intenzione, i Suoi progetti, la Sua
volontà, la Sua identità: “Dio misericordioso e pietoso, ricco di
amore e di fedeltà”! Di fronte al peccato reiterato del Suo popolo
“duro di cervice” e continuamente infedele, Dio rimane fedele e
pietoso, lento all’ira e ricco di amore, resta presente e lo guida,
camminando davanti ad esso (prima Lettura). Paolo ci invita a
riscoprire la vera identità di Dio amore nelle relazioni di autentica
comunione e fraternità da ricostruire nelle nostre comunità (seconda
Lettura). Nel Vangelo, il Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo,
lo rivela come il Dio che “ha amato tanto il mondo da dare il
Figlio, Unigenito”. Il mistero della Santissima Trinità, infatti,
è rivelato alla luce del Suo agire pietoso e misericordioso! Dio
Padre manda il Figlio e lo Spirito per rivelarsi a Noi e Noi nel
Figlio e nel dono dello Spirito Santo, riconosciamo e adoriamo il
Mistero dell’Unico Dio in Tre Persone, Uguali e Distinte!
Il Signore Dio, nella prima
Lettura, si rivela a Mosè, convocato sul monte Sinai,
proclamandosi ”Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento
all’ira e ricco di amore e fedeltà”. Nella seconda Lettura
Paolo chiede ai Cristiani, disorientati da false dottrine e lacerati
da divisioni e contrapposizioni, di riscoprire il Volto d’amore di Dio
nelle reciproche condivisioni e relazioni fraterne, che edificano le
Comunità, chiamate, a far risplendere sui loro volti e testimoniare
nella loro concordia e comunione, la vita trinitaria dell’Unico Dio,
Amore e Misericordia.
Dio, Uno e Trino, si rivela e
si fa trovare nel Figlio Unigenito Gesù Cristo, che ci dice, con le
Sue opere, le Sue parole e le Sue filiali testimonianze, che Egli è
Padre Creatore che lo ha mandato e donato perché ci ama e ci ha fatti
a Sua immagine e somiglianza, ci ha redenti e resi figli nel Suo
Figlio
e nel Suo Santo Spirito.
Al centro del Vangelo, della
prima e seconda Lettura di oggi, c’è l’agapè, l’amore
sacrificale, oblativo, gratuito e incondizionato quale anima della
Identità di Dio Amore e Misericordia, che nessuna infedeltà dell’uomo
può fermare proprio per la sua fedeltà e gratuità. Dio Padre, Amore
sempre fedele, ha mandato il Figlio a salvare il mondo degli uomini e
che questi si lascino salvare. Lo ha mandato per farceLo incontrare e
conoscere (Gv 1,18) e, attraverso la Sua conoscenza, farci
giungere alla Vita Eterna (Gv 17,3). Non ce lo ha mandato
per condannarci e farci perire, ma, è venuto come Salvatore,
Riscattatore: chi Lo accoglie e L’accetta nella fede,
non sarà condannato. Perciò, “credere” nel Figlio, che è l’unica
Verità, la Via e l’unico Ingresso alla “vita eterna”, ci introduce
già, nell’attesa della piena e definitiva partecipazione, alla gloria
della Trinità Santissima nell’eterno amore del Padre e nella grazia
del Figlio e nella comunione dello Spirito Santo.
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Ultimo aggiornamento: 30/05/2026 - 16:20
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