Santa Messa 50o Anniversario Sacerdozio Don Vincenzo Carnevale,  Paola 1 Agosto 2020

2a Domenica di Quaresima, 1 marzo 2026

Questi è il Figlio mio, l’amato e il mio compiacimento: ascoltatelo
Cristo Gesù
, “dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della Sua morte, sul monte santo manifestò la Sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti, indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione” (Prefazio). Domenica scorsa, nel deserto con Gesù, alla Sua scuola, per imparare a superare, con la Parola di Dio, tutte le tentazioni; oggi, in disparte, con Lui, su un alto monte per contemplare la bellezza del Suo volto, sole della nostra vita, anticipo e prefigurazione della Sua Pasqua di Risurrezione e per conoscere, dalla Voce del Padre, la Sua vera Identità e la Sua Missione.
La Trasfigurazione, “mistero” della vita di Gesù, avviene dopo il primo annuncio della Passione ai discepoli, i quali, però, non hanno capito o non hanno potuto capire, il senso esatto, in sé abbastanza chiaro, delle parole di Gesù. Anche noi, come i Suoi primi discepoli, non possiamo sottrarci al compito pur gravoso di fare silenzio per ascoltare, di pregare per capire, di meditare ogni parola del Signore per entrare nel dinamismo della Sua missione, che comporta un momento doloroso in vista del momento glorioso.
La Quaresima
è preparazione alla Pasqua del Signore, è cammino verso il Calvario e verso il Sepolcro vuoto. Sono tutti verbi di movimento quelli della Liturgia della Parola che, oggi, scandiscono e guidano l’itinerario quaresimale di purificazione e di conversione: “Vattene, esci dalla tua terra…” e parti “verso  quella che io ti indicherò”. Esci dal tuo “io” per ri-trovare te stesso, per capire il senso e il fine della tua vita e darle nuova direzione. La Parola di Dio, Cristo Gesù, che dobbiamo ascoltare e seguire, ci indica  l’unico itinerario della vera fede, non più identificabile con il buon senso, con i gusti dominanti, con le abitudini massificate e generalizzate, ma che ci rimanda e ci spinge alla sua piena verità, che sta sempre “oltre” ogni  nostra attesa e pretesa. Salire il monte per contemplare ed ascoltare!
Il Vangelo c’indica la direzione del nostro “andare” e ci conduce in cima al monte! Allora, andare significa salire, sciogliere i legacci che c’imprigionano “al basso” di noi stessi, per l’avventura di una continua ricerca per incontrare e fare esperienza piena della divinità di Gesù. Dopo, anche, lo scendere a valle e il ritornare alla ferialità del quotidiano acquistano nuova luce e nuova direzione. Con l’esperienza sul monte della Sua trasfigurazione, Gesù, che ha annunciato ai Suoi la “necessità soteriologica” della Sua passione e morte, rivela e indica, a tutti e a ciascuno di noi, l’unica via per giungere, con Lui e per mezzo di Lui, alla risurrezione: la via della passione e della croce! Questa è la via del discepolo: un viaggio da fare, una montagna da scalare: non attraverso un nostro itinerario, ma quello che Dio traccia. Siamo chiamati a seguire fedelmente quel Gesù del Battesimo nel Giordano, delle Tentazioni nel deserto e a salire con Lui il monte della Passione e Morte per giungere alla Luce della Trasfigurazione definitiva della Risurrezione: la piena comunione con Dio.
Nella prima Lettura, Abram, l’amico di Dio, il prototipo della Fede, pone come criterio unico del suo cammino e della sua esistenza la Parola di Dio, sperimentandone la forza creatrice che promette e dona una nuova identità, una nuova terra, un nuovo popolo. Abram “per fede”, obbedì e ”partì” (perfetto!), verso una terra che gli sarà data in eredità, e “partì senza sapere dove andava” (Eb 11,8), “Ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia (Rom 4,3b), rendendolo “Padre della fede” (Rom 4,3b ed Eb 11,8).
Paolo
, ormai vecchio e prigioniero, scrive di essere vescovo di Efeso per grazia gratuita di Dio e ricorda a Timoteo che anche la sua vocazione di “essere per il Vangelo” è dono gratuito in Gesù Cristo e che ‘annunciare il Vangelo’ del Signore Risorto comporta sofferenza, ostilità, persecuzioni.
La Voce dalla nube
completa e riempie di senso tutta la Visione. Con la Sua voce,  Dio risponde allo stupore di Pietro che vorrebbe fermare il tempo in quell’attimo di beatitudine! Facciamo tre tende e non ci svegliamo più da questo splendido sogno! Vorremmo essere anche noi sul quel monte per vedere brillare il volto di Gesù, che rivela il Volto della gloria di Dio, ed ascoltare la voce del Padre! Ma, domandiamoci: cosa ci sarebbe accaduto la sera della Passione nel giardino degli ulivi? Avremmo saputo riconoscere ancora quel Volto dell’uomo tradito, abbandonato, sfigurato, che suda sangue all’avvicinarsi della morte? E, poi, sulla collina del Calvario, avremmo continuato a credere in Lui, guardando il Suo corpo inchiodato ad una croce come uno schiavo, le Sue membra squassate dal dolore, la sua Persona scossa dall’agonia?
Tu lo sai bene
, mio Signore, salgo molto volentieri sul monte della Trasfigurazione, ma mi spaventa la collina del Golgota e il giardino degli Ulivi. Eppure, tu mi ripeti oggi, non esiste altro itinerario.

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Ultimo aggiornamento: 27/02/2026 - 10:11

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